GAZA: STOP THE WAR NOW!!!

Pubblicato su Palestina, guerre, scandali, schiavi moderni il Gennaio 6, 2009 da webrond
Se Israele ha optato per la strage, poi, mentre il popolo Palestinese piangerà i suoi morti assassinati, farà la solita voce grossa per lamentarsi delle “offese” accusando a destra e a manca, chi li accuserà dei crimini di guerra che però chiameranno “reazione esagerata”, accuseranno di antisemitismo chi oserà dire ” da vittima a carnefice”, chi brucerà le sue bandiere, di chi si “permetterà” di usare aggettivi del tipo “Zionazi” ed io mi vergogno di far parte di questo ipocrita occidente che resta inerme difronte a questa strage!
Invito tutto il popolo israeliano contrario a tutto ciò a farsi riconoscere e a manifestare contro questi criminali di guerra!
webrond
PS: se gentilmente qualcuno può tradurre queste righe in inglese!

Fuori la mafia da Facebook

Pubblicato su facebook, mafia il Gennaio 4, 2009 da webrond

Provenzano e Riina su Facebook!

Gruppi di sostenitori che ne esaltano la storia e le gesta come fossero eroi e non brutali assassini, mandanti o esecutori di centinaia di omicidi, protagonisti delle pagine più buie e sanguinose della nostra storia.
Uomini come Peppino Impastato, Libero Grassi, Pio La Torre, Rocco Chinnici, Placido Rizzotto, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, Beppe Alfano, Pippo Fava -solo per citarne alcuni- non meritano tutto questo. Non meritano che la loro memoria venga oltraggiata così impunemente dai sostenitori della mafia. Questi gruppi vanno chiusi!
La mafia va isolata nella realtà e in tutte le sue espressioni, compresa Facebook.
E’ COSI’ CHE NASCE QUESTO GRUPPO SU FACEBOOK IL 30 DICEMBRE 2008 – Questo è un gruppo aperto. Chiunque può iscriversi e invitare altre persone.

ecco alcuni esempi pagine che vogliamo INCRIMINARE:

http://www.facebook.com/group.php?gid=38328116025

http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=37645714226

http://www.facebook.com/group.php?gid=51081272541

http://www.facebook.com/group.php?gid=37645714226#/group.php?gid=53815080232

http://www.facebook.com/group.php?gid=53815080232#/group.php?gid=36540269366

si ringrazia Giuseppe Grasso per avere raccolto tutti i link

Andate nelle pagine sopraelencate e alla fine di queste in basso premete su Segnala Gruppo e facciamo in modo che queste oscenità vengano chiuse.

http://www.facebook.com/pages/Toto-Riinail-vero-Capo-dei-Capi/39150047739?ref=s
Mentre per questo ultimo link: Segnala Pagina

Un tributo a Peppino Impastato. E a sua madre, Felicia. Per non dimenticare…

vi invitiamo ad iscrivervi a questo gruppo in memoria di un ragazzo, Gianluca Congiusta, ucciso dalla mafia per non essersi piegato alla richiesta di pizzo..leggete qui e ne saprete di più

LA LORO MEMORIA CAMMINA ANCHE SULLE NOSTRE E-MAIL ———— SCRIVIAMO TUTTI A PISANU

Scriviamo tutti al presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu

Gent.le Presidente,
Per decenni il nostro Paese è stato colpito nei suoi uomini migliori dalla ferocia delle mafie. Uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pio La Torre, Peppino Impastato e centinaia di altri, hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia, nelle istituzioni e nella società. Il nostro Paese è in debito nei confronti di questi uomini e la loro memoria deve continuare ad orientare il nostro lavoro di contrasto a questo fenomeno devastante. Non possiamo accettare che vi sia chi lo alimenti, chi inneggi alle gesta dei loro carnefici. Sul social network Facebook, decine di pagine sono dedicate a Bernardo Provenzano e Toto Riina. A fronte di ciò, in migliaia hanno aderito ad un appello per rimuovere quelle pagine. Le chiediamo di intervenire risolutamente per cancellare queste oscenità e per fare in modo che non possano ripetersi. Distinti saluti

inviare a: pisanu_g@posta.senato.it

Hamas PARLA IL LEADER – MESHAAL: OBAMA SVOLTI, NELL’INTERESSE DEGLI USA

Pubblicato su Palestina, USA, attualità, diritti umani, guerre, intervista, occupazione, politik, schiavi moderni, sociale il Gennaio 2, 2009 da webrond

INTERVISTA | di Alain Gresh* – DAMASCO

Il capo del partito islamico che governa la Striscia racconta lo scontro con Abu Mazen e manda un messaggio al prossimo inquilino della Casa Bianca: «Ci vuole un cambiamento che risollevi l’immagine di Washington in Medio Oriente e risolva il conflitto con Israele»
«Hamas e le forze palestinesi hanno offerto un’occasione d’oro per portare una soluzione ragionevole al conflitto arabo-israeliano. Sfortunatamente nessuno l’ha colta, né l’amministrazione americana, né l’Europa, né il Quartetto». In una villa di Damasco, Khaled Meshaal, capo dell’ufficio politico di Hamas, moltiplica le interviste da quando, il 19 dicembre, è scaduto il cessate il fuoco con Israele a Gaza, e mentre il mandato del presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) giunge al termine all’inizio di gennaio.
Meshaal gode di un’aura particolare dopo essere scampato per un pelo alla morte nel settembre 1997. Allora risiedeva ad Amman. Su ordine di Benyamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, un commmando dei servizi segreti israeliani gli aveva iniettato del veleno. Ma l’operazione si risolse in un fiasco, i membri del commando furono infatti arrestati dai giordani; il re Hussein pretese che il suo vicino gli consegnasse l’antidoto. Inoltre Israele accettò anche di liberare lo sceicco Ahmed Yassin, capo spirituale di Hamas (che è stato poi assassinato il 22 marzo 2004).
Hamas si difende dall’accusa di essere un ostacolo per la pace. «Noi abbiamo delle riserve rispetto al riconoscimento di Israele. Ciò nonostante, abbiamo detto che non saremo un ostacolo per la realizzazione dell’iniziativa araba del 2002. Gli arabi hanno moltiplicato le loro iniziative. Hanno rinnovato le loro proposte nel 2007. Ma, malgrado questo, la direzione israeliana rifiuta l’iniziativa di pace araba, la spezza in tante parti, gioca con le parole, moltiplica le manovre».
Il precedente del riconoscimento incondizionato dello stato d’Israele da parte dell’Olp non spingerà certo Hamas a seguire la stessa strada. Anche alla fine degli anni ‘80 gli Stati uniti esercitavano numerose pressioni sull’Olp, affinché questo riconoscesse ufficialmente lo stato d’Israele (senza mai precisare entro quali confini). Nel dicembre 1988 Arafat obbedì. Vent’anni dopo, lo stato palestinese ancora non esiste. Per Meshaal, così come per numerosi palestinesi, a cosa servirebbero ulteriori concessioni? Dopo tutto Abbas ha già fatto tutte le concessioni richieste, e i negoziati che porta avanti da anni non sono avanzati…
Meshaal sembra essere ben determinato. Dopo la vittoria alle elezioni amministrative nel gennaio 2006, e malgrado tutte le pressioni, Hamas resta ancora un attore che non può essere ignorato, soprattutto dopo che, nel giugno 2007, ha assunto il controllo della Striscia di Gaza. Tanto più che è riuscito a infliggere una sconfitta militare ad Israele, che ha costretto quest’ultimo a cercare un cessate il fuoco.
È questo cessate il fuoco (o piuttosto tahdi’ a, «ritorno alla calma», in arabo), negoziato sotto l’egida dell’Egitto, che è giunto a scadenza il 19 dicembre. Perché?
«Il cessate il fuoco non è terminato a causa di una decisione. Doveva concludersi in capo a sei mesi, ed è esattamente quello che è successo. L’accordo comprendeva tre punti: il cessate il fuoco tra le parti; l’estensione del cessate il fuoco, nel giro di qualche mese, alla Cisgiordania; la fine del blocco di Gaza. D’altra parte c’era un impegno dell’Egitto ad aprire il punto di passaggio di Rafah».
«Questi impegni non sono stati rispettati da Israele se non in maniera molto parziale. Sì, il livello di violenza si è abbassato, le aggressioni contro Gaza sono diminuite, ma non si sono arrestate ( 25 palestinesi sono stati uccisi dopo la firma dell’accordo). Quanto al resto, niente è stato concluso. I punti di passaggio che avrebbero dovuto essere riaperti entro i dieci giorni seguenti il 19 giugno, sono stati aperti in misura molto minore rispetto al previsto. E, nell’ultimo periodo, la situazione a Gaza è divenuta peggiore rispetto a prima dell’accordo». «A giugno il 94% della popolazione di Gaza era a favore dell’accordo. Oggi le persone sono contrarie, perché esso non ha realizzato ciò che per loro è essenziale: la rimozione del blocco».
Meshaal aggiunge: «In ogni caso la tahdi’ a non poteva che essere provvisoria. Perché ciò che è all’origine della situazione, è l’occupazione, e l’occupazione genera la resistenza. Noi facciamo una guerra difensiva, non una guerra d’aggressione».
Sul territorio i combattimenti sono ricominciati. Ai raid israeliani rispondono i razzi palestinesi. La stampa israeliana evoca un’operazione su larga scala contro la Striscia di Gaza, e Tzipi Livni, ministra degli esteri israeliana, dichiara che bisogna sbarazzarsi di Hamas con tutti i mezzi. Ma che cosa si può tentare d’altro, se non un ritorno all’occupazione diretta di Gaza?
Hamas dispone di sostegni regionali, in primo luogo Siria e Iran. Diversi paesi del Golfo hanno mantenuto relazioni con il movimento. La Giordania, dopo un lungo periodo di boicottaggio, ha iniziato un dialogo con l’organizzazione. Con spirito pragmatico, il re Abdallah ha dovuto tener conto del fallimento dei tentativi di eliminare Hamas, che dispone di appoggi importanti nel regno, in particolare l’organizzazione dei Fratelli musulmani. D’altra parte i negoziati israelo-palestinesi sono in un’impasse, e l’assenza di qualsiasi soluzione per la questione dei rifugiati – ci sono diversi milioni di palestinesi in Giordania – fa temere al sovrano la ripresa dell’idea che la Giordania debba essere lo stato palestinese, idea agitata a più riprese dalla destra israeliana.
Ora, Hamas si oppone sia a questa idea, sia a quella dell’installazione definitiva dei rifugiati nel paese d’accoglienza.Il problema per Hamas resta la disposizione dell’Egitto. Il Cairo ha gestito direttamente la Striscia di Gaza tra il 1949 e il 1967, e ha un’influenza reale. L’Egitto è stato il padrino dell’accordo della tahdi’a tra Hamas e Israele. Pertanto non considera che Hamas, che ha vinto le elezioni del 2006, sia l’autorità legittima; lo vede piuttosto come una semplice estensione dei Fratelli musulmani, la principale forza d’opposizione, molto repressa, al regime del presidente Mubarak. Inoltre l’Egitto, firmatario di un accordo di pace con Israele, preferisce la «morbidezza» di Abbas all’«intransigenza» di Hamas. È forse questo che permette di comprendere come mai Il Cairo rifiuta di aprire il passaggio di Rafah tra l’Egitto e Gaza, apertura che consentirebbe di rompere il blocco ma che sarebbe interpretata come una vittoria di Hamas?
«Noi vogliamo buone relazioni con i paesi arabi – spiega Meshaal – non siamo mai all’origine della rottura con questo o quell’altro. Trattiamo sempre con i governi, mai con le forze d’opposizione; non ci immischiamo negli affari interni».
Un ritorno all’unità palestinese è concepibile? Dopo che Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza, i ponti tra gli islamici e il presidente Abbas si erano rotti.
«Ci sono due tappe nei tentativi di riconciliazione tra il potere di Ramallah e noi. All’inizio il potere non voleva accordi, a causa dei veti americani e israeliani: perché pensava che noi saremmo affondati a Gaza sotto l’effetto del blocco; e che il vertice di Annapolis avrebbe portato ad uno sfondamento. In seguito, messe in scacco queste speranze – e con l’arrivo al potere di un nuovo presidente negli Stati uniti, e anche, in febbraio, di un nuovo premier israeliano – la presidenza palestinese ha cambiato posizione. Gli è sembrato necessario cercare di ottenere un accordo che permettesse di presentare, sotto la direzione di Abbas, un progetto palestinese unificato. E, per esser franco, alcuni sperano che l’accordo garantisca la tenuta delle elezioni e la rimozione di Hamas dal potere per via elettorale. Ma questo mostra come la volontà di riconciliazione si appoggi su basi false, e spiega anche perché sia fallita».
La regione attraversa una fase d’attesa. Le elezioni generali avranno luogo in Israele il 10 febbraio. Tra meno di un mese Barack Obama prenderà le funzioni presidenziali. Si va verso dei cambiamenti? «All’inizio il nuovo presidente dovrà ammorbidire la politica americana per due ragioni. Prima di tutto perché l’amministrazione Bush ha fallito, ha portato l’impasse nella regione. Inoltre poiché la non risoluzione del conflitto arabo-israeliano, e la non soluzione della questione palestinese su una giusta base, porteranno l’instabilità non soltanto nella regione ma nel mondo intero. È dunque nell’interesse degli Stati uniti sopprimere le cause dell’ostilità agli americani nella regione e nel mondo musulmano».
Meshaal riflette un momento poi aggiunge: «C’è una terza ragione. Se Obama vuole ridare un ruolo più effettivo agli Stati uniti nel mondo, deve trattare il Medioriente in una maniera differente. Su molti dossier si sono allineati ad Israele e alla lobby sionista. Questo cambiamento si produrrà? In questo stadio, non saprei rispondere. Ma, per quanto ci riguarda, avremo un atteggiamento positivo e risponderemo in maniera responsabile a ogni iniziativa americana che terrà conto dei diritti dei palestinesi».

(Traduzione di Nicola Vincenzoni)

* giornalista di Le Monde diplomatique. Tratto da http//blog.mondediplo.net

1° gennaio 2009 e la Giornata Mondiale della Pace!!!

Pubblicato su Palestina, attualità, diritti umani, guerre, pace, schiavi moderni, sociale, webrond il Gennaio 1, 2009 da webrond

Conflitti nel mondo

africaCosta d’AvorioBurundiCiadNigeriaUgandaRep. Dem. CongoSudanSomaliaasia e pacificoAfghanistanIndonesiaFilippineIndonesiaIndonesiaSri Lankamedio orienteMaroccoAlgeriaIraqIsraele – PalestinaLibanoamericheColombiaPerùeuropaCecenia (Russia)GeorgiaTurchiaAzerbaigian

Oggi si spara, e si muore, in Palestina, Iraq, Afghanistan, Kurdistan, Cecenia, Georgia, Algeria, Ciad, Darfur, Costa d’Avorio, Nigeria, Somalia, Uganda, Burundi, Congo (R.D.), Angola, Pakistan, Kashmir, India, Sri Lanka, Nepal, Birmania, Indonesia, Filippine, Colombia. E non solo. Questi conflitti sono costati la vita, finora, a più di cinque milioni e mezzo di persone.
Se si aggiungono le guerre conclusesi negli ultimi cinque anni (Sierra Leone, Liberia, Sud Sudan, Congo Brazzaville, Eritrea-Etiopia, Casamance) il bilancio delle vittime sale a sette milioni e settecentomila morti.


“Questi sono dati vecchi di quasi un anno, quello che si può dire ora é che per chi ci comanda a questo mondo l’interesse é dedicato soprattutto alle guerre e le belle parole per la pace sono una gran presa per il culo!
Ci illudono con i bei discorsi di ‘pace’ a noi che non siamo che foto immagini e illusioni e quello che io mi auguro per il fututo é di rompere questa magia, incantesimo di cui siamo schiavi!”

Discorso di Capodanno – Beppe Grillo

Pubblicato su Grillo il Gennaio 1, 2009 da webrond

“Umanità! Popolo italiano! Siete tutti in vacanza, siete in ferie, eh? Con la social card, eh! Social Card, due parole inglesi per prendervi per il culo in italiano. Siete in ferie, ma non lo siete solo voi: è l’Italia che è in ferie. L’Italia va in ferie un mese, riaprirà il 12 gennaio… chissà se riaprirà, l’Italia. Signori, abbiamo una grande occasione: il 2009 andremo contro un muro, ci sbatteremo una facciata pazzesca ma ci farà svegliare da questo coma e ci farà capire in che situazione siamo. … [continua]

Il calendario dei Santi Laici 2009 è disponibile in download gratuito nel formato pdf o a prezzo libero, nella stampata su carta patinata.

Scarica il Calendario dei Santi Laici 2009

News dalla Striscia di Gaza: é STRAGE!

Pubblicato su Arcoiris TV, MSF news, Palestina, Presse, crisi, guerre, occupazione, web il Dicembre 31, 2008 da webrond

Il muro infinito

Il discorso di John Kennedy a Berlino, rivisto in luce dei fatti più recenti in Palestina

______________dai blogs & Websites_________________

  • MASADA n. 848. Israele-Palestina. Un dolore senza fineMurales a Ramallah

  • Striscia di Gaza Il primo camion di Medici Senza Frontiere entra nella Striscia di Gaza con un carico di materiale sanitario31/12/2008

  • (Gaza-Roma) – Dopo quattro giorni di attacchi aerei sulla Striscia di Gaza , gli ospedali sono sovraffollati per l afflusso di feriti. Il primo camion carico di materiale sanitario e di medicine è entrato ieri nella Striscia di Gaza e due team di Medici Senza Frontiere (MSF) stanno visitando i feriti.
    Un team di MSF, composto da un medico e da un’infermiera, danno appoggio all’ospedale di Shifa, il principale di Gaza, per visitare i feriti ed inviare i pazienti alla clinica di Gaza City, alleviando così il carico di lavoro dell’ospedale. La struttura è già sovraffollata a causa dell’afflusso costante di pazienti. Un secondo team di MSF, composto da un medico, tre infermieri e un fisioterapista, ha visitato una dozzina di feriti nella clinica e altri 20 pazienti sono in programma per oggi.
    Oggi un terzo team di MSF spera di riuscire a riaprire la seconda clinica pediatrica di MSF a Beit Lahia, a Nord della Striscia di Gaza, per occuparsi delle emergenze pediatriche e alleggerire il carico di lavoro dell Ospedale di Kemal Edwan, anch’esso sovraffollato di feriti. Un quarto team si sta preparando per operare nella clinica MSF di Khan Yunis , nella parte meridionale della Striscia di Gaza, per dare supporto all’ospedale Al Nasser (Khan Yunis) e all’ospedale Al Najar (Rafah).
    Solo ieri è riuscito ad entrare nella Striscia di Gaza il primo camion di MSF che trasportava un carico di aiuti: materiale sanitario e medicine. Questo materiale ci permetterà di rifornire i nostri stocks di emergenza e di distribuire aiuti agli ospedali della Striscia di Gaza, dove ormai scarseggia tutto. Il carico che ha fatto ingresso nella zona comprende kit per curare diverse centinaia di pazienti feriti e ustionati, ma anche materassi e altri materiali di supporto.
    Al momento nella Striscia di Gaza MSF lavora solo con staff locale, ma ora si sta cercando di rafforzare i team con personale internazionale.
  • Gaza City | 31 dicembre 2008
    Israele: “Nessuna tregua, l’offensiva continua”

    E’ ufficiale. L’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza prosegue perché, ha spiegato il premier Ehud Olmert, non ci sono al momento le condizione per un cessate il fuoco.

    Al quinto giorno della operazione ‘Piombo Fuso’ contro Hamas a Gaza il gabinetto di sicurezza israeliano è convocato stamane per decidere se sia possibile assecondare la attività diplomatica internazionale per un cessate il fuoco o se sia necessario proseguire le ostilità, anche ricorrendo alle forze di terra.

    La ‘tregua umanitaria’ di 48 ore suggerita dalla Francia è stata respinta la scorsa notte, secondo la radio militare, nel corso di consultazioni tenute dal premier Ehud Olmert, dal ministro degli esteri Tzipi Livni e dal ministro della difesa Ehud Barak.

    Ma sul tavolo ci sono anche altre proposte, relative ad una “tregua di lunga durata” che sono ancora oggetto di esame. Al tempo stesso viene valutata anche la opzione di una operazione terrestre.

    Nel frattempo Hamas sta colpendo diverse città israeliane, fra cui Beer Sheva, Ashqelon, Sderot, Netivot, Ofakim e Kiryat Malach. Non si ha notizia di vittime.

    Con un comunicato diffuso in tarda serata, i ministri degli Esteri dei 27, riuniti d’urgenza a Parigi, avevano chiesto una tregua “immediata e permanente” che consenta “un intervento umanitario immediato” per la popolazione della Striscia di Gaza, oltre che la riapertura dei valichi fra la Striscia e Israele e l’Egitto. “L’Unione europea e’ piu’ che mai determinata a portare il suo contributo, assieme agli altri membri del Quartetto e gli altri Stati della regione, per la fine delle violenze e il rilancio del processo di pace”, aggiunge la dichiarazione. “A questo proposito e’ stato deciso che una delegazione ministeriale europea si rechi molto presto nella regione”, prosegue il testo. Non ci sono dettagli sulla data della missione, sulla sua composizione e il suo itinerario.

    Il Quartetto per il Medio Oriente (Onu, Ue, Usa e Russia) ha dal canto suo lanciato un appello “per un cessate il fuoco immediato che sia pienamente rispettato e che consenta un accesso umanitario sicuro e che garantisca i soccorsi e poi un ritorno al processo di pace”. I membri del Quartetto hanno anche invitato le parti in causa a considerare i bisogni urgenti in materia umanitaria della popolazione di Gaza.

    Ma stamattina proseguono i raid aerei israeliani sulla striscia di Gaza. Colpita anche Rafah, localita’ sul confine con l’Egitto, dove nei giorni scorsi palestinesi avevano sfondato i valichi cercando rifugio nel paese vicino. L’ultimo bilancio delle vittime palestinesi registra 388 morti e circa 1400 feriti; 5 i morti israeliani.

    Abu Mazen chiede all’Onu una risoluzione per il cessate il fuoco

    Il presidente dell’Anp Abu Mazen ha fatto sapere che chiederà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di approvare “il prima possibile” una risoluzione per l’immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito il portavoce Nabil Abu Rudeina rispondendo così alle critiche di quanti hanno accusato Abu Mazen di essere rimasto a guardare mentre i raid israeliani seminavano morte e distruzione nelle file dei rivali di Hamas e dei civili a Gaza. (fonte : RAINEWS24)
  • Gaza. È terrorismo. È strage. Si può raccontare il crimine – 30/12/08
    gaza-feritodi Pino CabrasMegachip

    Nei giorni dell’atroce strage di Gaza l’orrore si condensa inevitabilmente sulle immagini e le voci delle vittime. Tanti piccoli tasselli che non riescono a ricomporre ancora il quadro della tragedia. Capire e riflettere in mezzo a tanta sciagura è difficile. Ma dobbiamo farlo, per ricostruire i fatti e il contesto. LEGGI IL RESTO….

  • La strage di Gaza

    Noi tutti sappiamo che gli Israeliani hanno occupato ingiustamente la Palestina. Israele non è uno stato perché sono un insieme di popolazioni che si sono unite e che cercano un territorio che hanno rubato alla Palestina. Hanno cominciato nel 1948 e tuttora rubano terre.
    Adesso se la prendono con Gaza perché resiste alle forze militari più potenti del mondo e dopo aver lasciato passare 40 camion di aiuti umanitari, Israele ha cominciato a bombardare (da 4 giorni) questa piccola striscia martoriando 400 persone di cui 60 bambini (quasi tutte persone civili), ferendo circa 2000 persone di cui 300 gravemente feriti. E poi sono stati bombardati anche gli ospedali aggravando la situazione.
    A nome dei bambini palestinesi chiedo alla Comunità Internazionale e in particolare al governo italiano di intervenire per fermare questo massacro contro i civili inermi di Gaza e mandargli gli aiuti umanitari.

    Un bambino palestinese di 11 anni

  • UNICO ITALIANO, CAPI HAMAS AL SICURO MA STRAGE CIVILI

  • Dal cuore di Gaza l’accusa via web
    “Hanno colpito anche obiettivi civili” La strage in diretta sui blog
    “In ospedale serve sangue”

  • ….

"La censura morbida di Google" – Restiamo uniti!"

Pubblicato su Grillo, web, webrond il Dicembre 30, 2008 da webrond

dal Blog di Beppe Grillo del 28 Dicembre 2008 (video http://tramaci.org/)

La censura è viva e lotta contro di noi. Nei giornali e nelle televisioni “la censura è l’informazione“. I sindaci mi vietano l’uso dei palazzetti per il mio spettacolo Delirio, come avviene a Pavia, in quanto persona non gradita. In Rete ci stanno provando. Prima con la Levi, poi con la Cassinelli. Questo blog è oscurato all’interno di molte grandi aziende e pubbliche amministrazioni. I temi del blog sono ignorati da tutti i media.

Tutto questo ci può stare nel regime Veltrusconi. Ma una cosa proprio non la mando giù. Che i suggerimenti della ricerca di Google Italia (SOLO di Google Italia) mi cancellino e mi preferiscano Beppe Maniglia e Beppe Quintale. E’ uno scandalo belin, perchè Quintale sì e io no? Credo che i dirigenti di Google Italia abbiano avuto un suggerimento o forse Google in Italia non funziona. Perchè non lo chiedete a Google? Inviate una mail a: press@google.com
In attesa della risposta usate un altro motore di ricerca.

Caro Beppe,

ti informo che sei ufficialmente censurato su Google. In realta’ è una censura “morbida”, pero’ significativa a mio avviso… ti spiego teste’. Da qualche tempo sul motore di ricerca Google c’è un “aiutante“, nel senso che man mano che scrivi la parola da ricercare nell’apposito riquadro, subito sotto appaiono una decina di risultati che ti possono aiutare a velocizzare la tua ricerca.
Per esempio, se scrivo “b” compaiono dei risultati (in base a non so quale oscuro criterio) che vanno da Belen Rodriguez a Banca Intesa a Babbo Natale; se scrivo “be” la ricerca si affina e insieme a Belen Rodriguez appaiono fra gli altri Berlusconi e Benetton… e cosi’ via.
La sorpresa e’ quando arrivi a scrivere “Beppe“… Beppe Gambetta, Beppe Bigazzi, Beppe Fiorello… ma di Beppe Grillo nessuna traccia. Andiamo avanti.
Beppe G“: rimangono solo Beppe Gambetta e Beppe Gabbiani (?).Fine della storia. Stesso risultato per “Grillo”.

Ma la cosa simpatica e’ che in basso a destra nella pagina di Google c’e’ un link a “google.com in english” (il sito americano ufficiale) dove basta scrivere “bep” e magicamente in prima posizione troneggia inamovibile BEPPE GRILLO.

Google_inglese_Beppe.jpg

Addirittura scrivendo “grillo b” c’e’ un bel “grillo blog“, e tanti auguri di Buon Natale ai censori…. ridicoli, aggiungerei.
In ultimo ti confermo che questa “censurina” riguarda solo te. Travaglio, Ricca, Massimo Fini, Gomez, Di Pietro, Barnard, Sabina Guzzanti, Santoro, Dario Fo… loro ci sono tutti.
Un augurio di Buone Feste, e lieto di poterti dare una mano. Ho gia’ preso i biglietti per lo spettacolo di Torino di Gennaio, mi raccomando: in forma!!” Ugo

Ps. Google ha corretto la censura, grazie alle vostre e-mail (ore 11.32 del 29/12/2008)

30 dicembre 2008 (cultcorner.info)
“Caro Beppe, i vari solleciti a Gooogle devono aver fatto ‘effetto’: ora, scrivendo la lettera “b” vieni al 4° posto dopo Belen Rogriguez, aggiungendo la “e” sali di una posizione, sempre dopo Belen, ma se mettiamo la “p” allora raggiungi il primo posto! Anche le mie slides che raffiguravano i bambini palestinesi sono state già due volte censurate e dopo la mia protesta sono ricomparse… RESTIAMO UNITI questo é il mio augurio per il 2009″

Gaza: un triste bollettino di guerra. (60 anni di occupazione!)

Pubblicato su Palestina, guerre il Dicembre 29, 2008 da webrond

Gaza, 29 dic. (Adnkronos/dpa) – Sono 331 i palestinesi rimasti finora uccisi negli attacchi israeliani su Gaza, giunti ormai al terzo giorno. Lo ha dichiarato Mu’awia Hassanein, capo dei servizi sanitari della Striscia, aggiungendo che vi sono 250 feriti in condizioni gravi che necessitano cure urgenti in ospedali in Egitto o in Israele. Almeno 1400 persone sono state ferite nei raid e di queste circa 800 sono state ricoverate, anche se ormai mancano i posti letto.

L’Egitto ha aperto sabato il valico di Rafah per il solo passaggio dei feriti, ma Hamas non ha autorizzato il loro trasferimento nel paese arabo. Fawzi Barhoum, portavoce del movimento islamico, ha dichiarato che Hamas non inviera’ i feriti in Egitto fino a quando Israele non permettera’ l’arrivo di medicinali a Gaza. Israele ha imposto il blocco alla Striscia, ma ieri ha autorizzato il passaggio di 30 camion di aiuti e per oggi ne sono attesi altri 80.

more about Nakba

ieri su Il Manifesto
Ultima ora da Reuters 15:45 28/12

Secondo giorno di bombe su Gaza, 290 morti

Un vigile del fuoco palestinese davanti ad una casa in fiamme dopo un bombardamento israeliano a Gaza. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa

di Nidal al-Mughrabi

GAZA (Reuters) – Israele ha distrutto la principale installazione di Hamas a Gaza in un attacco aereo oggi e si preparara ad una possibile invasione via terra dopo aver ucciso circa 290 palestinesi in 24 ore di potente offensiva.

I leader israeliani affermano che i raid sono la risposta a quasi quotidiani lanci di missili oltre confine da Gaza, intensificatisi dopo che Hamas — il gruppo islamico che governa l’enclave costiera lasciata da Israele nel 2005 — ha messo fine una settimana fa ad una tregua durata circa sei mesi.

Nonostante gli attacchi aerei, militanti hanno sparato circa 80 missili verso Israele, uccidendo un israeliano ieri.

Tank israeliani sono stati dispiegati al confine con Gaza, in vista di un possibile ingresso nella Striscia, territorio impoverito dove vivono circa un milione e mezzo di palestinesi. Il primo ministro Ehud Olmert ha approvato un limitato richiamo di riservisti.

“Israele continuerà l’operazione fino a che non avremo una situazione di sicurezza nel sud, dove la popolazione non dovrà più vivere nel terrore e nella paura costante del lancio di razzi”, ha detto Mark Regev, portavoce di Olmert.

Il Consiglio di sicurezza Onu ha chiesto uno stop immediato delle violenze. E lo stesso ha fatto Papa Benedetto XVI oggi.

Mantenendo alta la pressione su Hamas, dopo il giorno più sanguinoso per i palestinesi negli ultimi 60 anni, aerei israeliani hanno bombardato oggi le installazioni del gruppo a Gaza, uccidendo quattro uomini della sicurezza, ha detto un funzionario.

I morti sono saliti così a quota 287. Oltre 700 sono i palestinesi feriti.

“MAI VISTO UN MASSACRO PIU’ ORRENDO”

“La Palestina non ha mai visto un massacro più orrendo”, ha detto il leader di Hamas Ismail Haniyeh, invitando i suoi alla vendetta, inclusi attacchi suicidi nelle strade e nei caffè israeliani.

Commentatori militari israeliani hanno detto che l’offensiva di Israele non sembra tesa a riconquistare la Striscia di Gaza — una meta troppo ambiziosa che potrebbe rivelarsi politicamente pericolosa da raggiungere prima delle elezioni parlamentari previste il 10 febbraio, nelle quali i sondaggi danno la destra in vantaggio.

E’ probabile, invece, dicono, che Israele voglia rafforzare la pressione su Hamas e costringerlo ad una nuova tregua che metta fine ai lanci di missili oltre confine.

Le violenze si sono propagate anche in Cisgiordania, dove i soldati israeliani hanno aperto il fuoco su palestinesi intenti a lanciare pietre. Fonti mediche dicono che un palestinese è morto.

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha accusato Hamas, che ha preso il potere a Gaza nel 2007 togliendolo al suo partito Fatah, di aver innescato i sanguinosi raid israeliani per non aver esteso il cessate-il-fuoco mediato dall’Egitto in giugno.

“Abbiamo chiesto loro ‘per favore non mettete fine alla tregua, lasciate che continui’, così si sarebbe potuto evitare tutto questo”, ha detto Abbas al Cairo.

Hamas, che ha vinto le elezioni parlamentari nel 2006 ma è stata bandita dall’Occidente per non aver rinunciato alla violenza e riconosciuto Israele, stima che almeno 180 suoi uomini siano stati uccisi, tra di essi almeno 15 donne e alcuni bambini.

Tra i civili morti ci sono sette adolescenti, uccisi dalle bombe israeliane mentre aspettavano l’autobus di ritorno da scuola, ha detto Christopher Gunness, portavoce dell’istituto che frequentavano.

“La morte è ovunque stamattina”, ha bisbigliato.

Declarazion Universâl dai Dirits dal Om

Pubblicato su el tomat il Dicembre 29, 2008 da webrond

“Ducj i oms a nassin libars e compagns come dignitât
e dirits…
… cence nissune distinzion par vie di gjernazie, colôr, mascjo o femine, lenghe, religion, di impinion politiche o alcaltri, di çoc nazionâl o sociâl, di ricjece, di nassite …
…ogni individui al à dirit a la vite, a la libertât

… (dai articui 1, 2, 3, de Declarazion Universâl dai Dirits dal Om, 1948)

Bon Nadâl e bon an
Vesel Bozic in srecno novo leto
Ein frohes Weinachtfest und ein glückliches Neues Jahr
Buon Natale e felice anno nuovo
Merry Christmas and Happy New Year
Joyeux Noël et bonne année
Feliz Navidad y próspero año nuevo
Feliz Natal e próspero ano novo

Zimbabwe: epidemia di colera senza precedenti

Pubblicato su medici senza frontiere il Dicembre 21, 2008 da webrond
l’epidemia di colera che ha colpito lo Zimbabwe, uno dei paesi più poveri dell’Africa con un’aspettativa di vita intorno ai 44 anni, continua a mietere vittime. E prosegue senza sosta l’attività di assistenza sanitaria delle nostre equipe che hanno curato l’85% delle persone colpite da questa malattia infettiva.

Una epidemia senza precedenti

In quella che è la peggiore epidemia di colera in Zimbabwe da parecchi anni, MSF ha già visitato oltre 11mila pazienti e ha aperto decine di centri di trattamento del colera in tutto il paese. Sono stati registrati casi di colera in quasi tutte le province. Sono oltre 500 gli operatori di MSF impegnati a curare i pazienti.

Indossa MSF: sosterrai i nostri progetti e contribuirai a farci conoscere.
È disponibile la nuova maglietta di Medici Senza Frontiere con l’elenco dei paesi dove operiamo. Se stai pensando di fare un regalo solidale, potrai scegliere tra uno dei prodotti MSF, in questo modo farai un regalo utile e sosterrai i nostri progetti.

RISERVATO ALLE AZIENDE
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Con una donazione a Medici Senza Frontiere puoi adottare una parte del progetto speciale Indonesia. A testimonianza del tuo impegno riceverai un biglietto elettronico per inviare i tuoi auguri a fornitori e clienti.

Agnese, logista, racconta la sua esperienza di ritorno da Negale, in Etiopia

La luce del mattino, un vociare poco lontano e un pianto di bambino dall’ospedale mi svegliano: non sono ancora le 6. Esco dalla tenda, pronta perché dormo vestita (siamo a 2600 metri di altitudine), nell’umidità del mattino…
Leggi la testimonianza di Agnese >>
Appuntamenti
Reading collettivo di “L’Uomo di vento”
Torino, 17/12/2008 – Circolo dei lettori, via Bogino 9
Alle 21 inizierà una serata dedicata al popolo del Congo con la partecipazione di Enrica Picco e Sara Vaschetto, operatrici umanitarie di MSF appena rientrate dalla Repubblica Democratica del Congo. Sarà allestito una stand informativo a cura del gruppo di Torino.

Natale con MSF
Brescia, 17/12/2008 – Casa di Cura Poliambulanza, via Romiglia 4
Dalle 10 alle 19 Stand a cura del gruppo MSF di Brescia con materiale divulgativo e regali solidali.

Padova, 20 e 24/12/2008 – Piazza dei Frutti
Stand con materiale informativo e merchandising a cura del Punto informativo di Padova di MSF.

San Bonifacio (VR), 21/12/2008 – Teatro Centrale
Serata di danza organizzata dal Centro Studi Danza “Attitude”: il ricavato verrà devoluto al Fondo Emergenze di MSF.

Verona, 21/12/2008 – Chiesa di San Nazaro
Concerto “doppio Coro” della Corale Santa Cecilia di Cadidavid e del Coro Polifonico “La scatola Armonica”: il ricavato verrà devoluto al Fondo Emergenze di MSF.